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DHYANA, LA MEDITAZIONE

E’ il settimo membro dell’Ashtanga yoga di Patanjali. E’ ciò che comunemente definiamo “meditazione” e che introduce allo stato di estasi o Samadhi.

Essa si compie negli strati più profondi del nostro essere, in una sfera della consapevolezza umana che non è afferrabile con l’intelletto, nè raggiungibile con la mera volontà; è perciò impossibile descriverla esattamente.

LA PERCEZIONE

La percezione delle cose avviene quando differenti tipi di vibrazione provenienti dall’esterno colpiscono gli organi di senso e la mente viene, così, associata a quel particolare organo stimolato.

E’ esperienza comune, quindi, che fintanto che la mente non si associa al processo di percezione, questa non si attua, nonostante vi sia il contatto fisico.

E’ altrettanto noto che nonostante la mente stia ignorando un largo numero di richiami che colpiscono i suoi organi di senso, non può chiudersi – anche volendolo – completamente.

Alcune vibrazioni continuano ad ingaggiare la sua attenzione e quanto più cerca di distoglierli, tanto più essi divengono insistenti.

Tre categorie di fenomeni coinvolgono la mente durante una esperienza:

  1. impressioni mutevoli prodotte dalle vibrazioni esteriori

  2. memoria di esperienze trascorse

  3. immagini mentali connesse all’anticipazione di eventi

Tra queste, la seconda e la terza sono squisite attività mentali; la prima scaturisce dal diretto contatto con il mondo esterno.

Pratyahara si occupa di sopprimere la prima; le altre due sono gestite da Dharana e Dhyana.

“Quando i sensi si staccano dai loro oggetti per assumere la natura propria della coscienza, si ha il pratyahara” [Yoga Sutra].


Dhyana è uno stato di continua contemplazione senza alcuna interruzione.

Al suo interno possiede ancora una modificazione [vritti] ma questa è, appunto, l’oggetto della meditazione.

Il protrarre indefinitamente questa condizione può portare al Samadhi.

Patanjali lo descrive come una condizione in cui si esperisce solo l’oggetto della meditazione e non della mente in sé.

E’ la sospensione dell’auto consapevolezza che può aprire la porta al nuovo universo, con la fusione del rapporto soggetto – oggetto di meditazione.

Il momento esatto in cui si attua questo passaggio, non è possibile stabilirlo; se così fosse ci ritroveremmo nell’ordinarietà della condizione mentale.


Namasté

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